15 set 2011

La malinconica rivincita dei nerds

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Girovagavo su internet, quando mi sono imbattuto in questo articolo de La Repubblica. Non ho voglia di riassumerlo, chi vuole potrà leggerlo da se. Parla dei nerds, i “secchioni”, i tipici ragazzi con gli occhiali, (magari tenuti insieme da un giro di scotch), la camicia a quadretti e la calcolatrice sempre in mano. Grandi doti intellettuali, matematiche ed informatiche associate a un aspetto trasandato e poco attraente.

Come dicevo mi sono imbattuto in quest’articolo, ma qualcosa non mi torna. Magari ho capito male io, ma poi rileggo con attenzione.

E così alla fine hanno vinto loro, i ragazzi con gli occhiali, i primi della classe tenuti alla larga da tutti, quelli che stasera non esco e neppure domani e neppure domani l’altro, perché il mondo sta tutto nella mia cameretta, nel personal computer, nell’iPad, nel cloud, in quella nuvoletta che adesso tutti ci unisce nel mondo virtuale del web.


I nerds hanno vinto? Anzi, giochiamo a carte scoperte:
Abbiamo vinto???

Effettivamente, pare proprio di si.
Di fatto, ormai da almeno vent’anni nerd e geek sono termini denigratori solo per chi si crede spiritoso ad utilizzarli.
L’uomo più ricco del mondo è un nerd. I nerd ed i geek hanno progettato gran parte della nostra società – beh, le parti che funzionano, per lo meno. Il resto lo hanno fatto politici ed economisti.
Il fantasy è diventato il cuore del main-stream. Il 90% di ciò che si vede al cinema, in televisione, sui libri è fantasy. Harry Potter, il Signore degli Anelli, il TG di Emilio Fede.
Abbiamo vinto ragazzi, c’è poco da fare.

Ma è proprio questo pensiero a farmi scattare un campanello d’allarme. Perché nel momento in cui qualcosa diventa vincente, di massa e accessibile a tutti, scatta il fanatismo. E con il fanatismo arrivano i copycat, gli imitatori.

Questi ragazzi, ragazzetti, con gli occhialoni a montatura spessa, che parlano di Ritorno al Futuro, di GdR, dei fottuti Bee Hive come fosse qualcosa di bello, di commerciale, di affascinante.

E noi vecchi nerd integrati, che guardavamo gli anime e leggevamo i manga (e magari lo facciamo ancora), noi che sappiamo che “otaku” è una brutta, bruttissima cosa, e ci ricordiamo anche dell’altro Miyazaki, andiamo in depressione.

Perchè questo esercito di cloni, questi millantatori, non sapranno mai cosa vuol dire essere noi.
Non avranno mai difficoltà a trovare amici poichè ghettizzati per i loro stessi interessi. Non passeranno la loro adolescenza chiusi in casa a giocare a Ultima Online perché quella è la sola parvenza di mondo reale. Non avranno la loro prima esperienza con una donna a 20 anni e solo dopo una attenta dieta.
Non verranno guardati con occhio cinico per:
- parlare l’html meglio dell’italiano;
– giocare con le miniature;
– dipingere le suddette miniature;
– leggere manga e fumetti americani;
– andare ad ogni Fantafestival e amare i film splatter di Hong Kong;
– i film della Troma;
– ascoltare i Kraftwerk;
– giocare di ruolo;
– giocare a magic;
– leggere Elric;
– leggere Conan;
– leggere Authority;
– leggere il Neuromante;
– giocare online rigorosamente su server unofficial;
– Gestire uno shard di Neverwinter Nights per 7 fottuti anni;
– Passare ogni sabato pomeriggio alla Casa del Fumetto;
– vedere X-Files, ma solo fino alla quinta serie;
– comprare Focus, quando ancora era una rivista seria;
–  l’unico Final Fantasy vero è il VII tutti gli altri sono commerciali.

Ci sentiamo come si sentirebbe Superman se domattina si risvegliasse su Krypton. Meraviglioso – per la prima mezz’ora, finché non ti accorgi che ormai sei come tutti gli altri. E gli altri sono noiosi, e banali, e non hanno capito, e non condividono la tua passione, la tua visione…
Perdio, per lo meno con Lex Luthor ci potevi scambiare due parole!

Perché è come se una massa di hooligan stesse gettando le lattine di birra vuote e sacchetti di patatine nel nostro giardino.
Solo che non è più il nostro giardino. E forse non lo è mai stato. È stata la nostra passione intellettuale, e forse lo è ancora.
Ma ora abbiamo vinto.
Ed è solo l’ennesimo prodotto da vendere ai decerebrati, in attesa che se ne inventino uno nuovo.

 

 

 

Scritto da
Gianluca Lucchese, nato a Roma il 29/08/1983, è un giovane grafico e designer freelance.
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